La dolce etica del non far nulla
Credo che a tutti i soci, che siano del ns club o del distretto, che si siano occupati di un progetto, o quanto meno abbiano collaborato alla realizzazione dello stesso, sia capitato di esporre il fianco a critiche..
“La critica è l’imposta che l’invidia percepisce sul merito” affermava saggiamente il Duca di Lèvis, e solo chi sta seduto in poltrona non si espone a critiche aggiunge la saggezza popolare. Difatti il
mondo Rotaractiano in particolare e quello Rotariano in generale sono afflitti da questo malcostume: l’esercizio continuativo e periodico della respirazione ai fini comunicativi.
Perché dico ciò? Perché nella maggior parte dei casi si tratta di vezzosità, per non dire malignità, che provengono da persone che solitamente si distinguono per il loro dolce far nulla. Esistono, certo è fuor di dubbio, anche le critiche costruttive. Ma la differenza sta nel fatto che nel 99,99% dei casi a fare questo tipo di alte critiche sono persone che si distinguono per il lavoro e l’impegno e che, di conseguenza, sono consci del lavoro e della fatica che viene impegnata in un progetto e che la perfezione è un’esclusiva divina.
Spettegolare dei soci (in particolare dei dirigenti) diffondendo l’idea che si ha a che fare con una manica di incapaci, di imbecilli, di opportunisti, ecc., ideologicamente e psicologicamente deriva, per lo meno in molti pettegoli e maldicenti, dal bisogno di giustificare a se stessi e agli altri le proprie esitazioni o il proprio rifiuto di fare passi avanti, di impegnarsi di più. In molti ha la stessa origine psicologica (ideologica) anche il non vedere i passi in avanti che facciamo, il non mettere in luce pregi, potenzialità, risultati, ecc. Non cantare vittoria quando si vince. E invece mettere in luce e denunciare lacune, difetti, limiti, errori, ecc. La maldicenza, la denigrazione, l’autodenigrazione, la critica non costruttiva sono un fattore di demoralizzazione e un freno dello slancio rotaractiano.
Sono disfattismo allo stato puro.
Nel Rotaract dobbiamo lottare sistematicamente e con decisione contro la maldicenza, la denigrazione, l’autodenigrazione, la critica non costruttiva. Non dobbiamo avere alcuna tolleranza. Per combattere efficacemente la critica non costruttiva dobbiamo:
1. distinguerla dalla critica costruttiva;
2. promuovere la critica costruttiva.
La critica costruttiva è circoscritta (indica con precisione l’errore o il limite preso di mira), ricerca e indica le fonti dell’errore o del limite, è portata apertamente e francamente nelle istanze e (salvo casi particolari) ai soci interessati, distingue 1. errori e limiti, a superare i quali si intende incitare il socio, 2. il giudizio (valutazione) dei limiti di un socio (se uno è zoppo ...) per definire responsabilità e compiti da assegnare, 3. le caratteristiche personali.
Nella speranza di scuotere un po’ le coscienze e di risvegliare da un torpore che per troppo tempo ha regnato vi lascio con questo editoriale che ad alcuni sembrerà il manifesto di tanti anni di partecipazione ed impegno alla vita rotaractiana ma ad altri sembrerà un pugno nello stomaco, una sorta di specchio nel cui riflettere ciò che si sarebbe potuto fare e non si è mai fatto….ossia la dolce etica del non far nulla….
Vincenzo Leone
















